Livorno, luglio 1984, centenario di Amedeo Modigliani.
Dal Fosso Reale emergono tre teste scolpite (si dice) dall'artista. I quotidiani ne parlano tutta l’estate. Gli esperti si sbracciano, finché, a vacanze pressoché finite, si scopre che si tratta di tre falsi nati dal Black e Decker di tre studenti livornesi. Che figura.

Questa storia, 25 anni dopo, la racconta il giornalista e scrittore Giovanni Morandi, direttore del 'Giorno', nel libro La beffa di Modigliani. Tra falsari veri e falsi.
«Ho scritto il libro –
dice l'autore – perché quella beffa mi divertì tanto che scriverlo è stato un modo per divertirmi un'altra volta. Nello stesso tempo il libro è diverso da come l'avevo immaginato. Doveva essere la semplice ricostruzione della beffa del secolo, poi venne fuori un fatto abbastanza inquietante: due giorni dopo il ritrovamento delle prime teste, morì a Parigi la figlia di Modigliani. Non si sa ancora bene come. La polizia aprì un'inchiesta, che poi chiuse: ufficialmente cadde dalle scale o da una scala. La signora si occupava in prima persona della lotta ai falsari. E Modigliani è uno degli autori più falsificati al mondo perché ha un grande mercato, e dietro al modo del falsari c'è un'organizzazione criminale. Poi l'episodio si arricchì delle brutte figure della migliore critica d'arte italiana, travolta dalla beffa. Il che dimostra con quanta semplicità possa essere giudicata autentica un'opera d'arte che autentica non è».

È uno scherzo che avrebbe fatto volentieri anche lei?
Tutti l'avrebbero fatto: è lo scherzo del secolo! Non a caso è successo a Livorno, una città che poi peraltro c'è rimasta malissimo: prima vittima dello scherzo. C'è anche un'anonima poesia locale sulla vicenda!

Come si sarebbe sentito se ci fosse cascato?
Da fuggire in Patagonia. Il libro ricostruisce esattamente anche le reazioni delle persone. Dopo la rivelazione dello scherzo, uscì una pagina di pubblicità: una delle teste false di Modigliani e lo slogan 'è facile essere bravi con Black e Decker'! Un docente di scienza della terra disse che le teste erano rimaste nel fango decine di anni e che nulla escludeva che vi giacessero dal 1909. Per lui molte prove indiziarie indicavano la correttezza di tale ipotesi: invece le teste erano di due settimane prima!

Ha altri libri in programma?
Così tanti che è meglio non ne parli! Progetti e materiali li ho (un libro fermo sull'Unione Sovietica, un altro di note e commenti di attualità), ma non trovo il tempo.

Giovanni Morandi, direttore del quotidiano "Il Giorno" dal 2006, è giornalista e scrittore. Vive tra Bagno a Ripoli (Firenze) e Milano.