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TFF30: grande affluenza di pubblico e applausi per i film italiani

  • Scritto da Giulio Piatti

Davvero eterogenea la quantità di opere presentata nei primi giorni del trentesimo Torino Film Festival, capace anche quest’anno di alternare film di intrattenimento ad opere meno accessibili, code in biglietteria e tanti film di rilievo. A svettare, per fama, è l’esordio alla regia di Dustin Hoffman e il ritorno di Jennifer Lynch.

Grande (e inaspettato) successo hanno riscosso i primi due film italiani presentati alla kermesse, Smettere di Fumare fumando di Gipi e L’uomo doppio di Cosimo Terlizzi, prodotto da Riccardo Scamarcio e Valeria Golino. Spazio anche, in concorso, a registi esordienti o quasi, nel noir made in UK The Liability di Craig Viveiros o nell’intenso Shell di Scott Graham.
A inaugurare con successo il festival ci ha pensato Dustin Hoffman, con il suo Quartet, elegante e commovente commedia, ambientata in una casa di riposo per cantanti lirici e musicisti. Hoffman ha dimostrato di saper gestire un film anche da dietro la macchina da presa, rimanendo tuttavia "se stesso” nella capacità di comprendere la sensibilità degli attori, tutti splendidamente diretti.
Di genere completamente diverso è invece Chained di Jennifer Lynch, figlia del celebre David, thriller-horror dalla forte carica emotiva. Segregato per decenni in casa dell’assassino della madre, un ragazzo si trova a dover fare i conti con una vita da recluso-complice che non riesce più a tollerare. La Lynch non crea distanze, ma entra a fondo nei personaggi, portando in luce senza mediazioni la mostruosità che si nasconde all’interno dell’umano; tutti sono vivisezionati (letteralmente e metaforicamente), nessuno escluso. E se il mostro manifesta le sue debolezze, il protagonista troverà la forza, anche violenta, per reagire. Da segnalare il finale, dal gusto sottile.
Per gli italiani ha scatenato grandi applausi l’anomalo Smettere di fumare fumando di Gipi, al secolo Gian Alfonso Pacinotti, fumettista votato negli ultimi anni al cinema, dopo il suo felice esordio a Venezia con L’ultimo terrestre. Il film, in concorso, scritto, diretto e recitato interamente dall’autore, allestisce una vera e propria lotta anarchica tra il regista e il suo alterego, costituendosi come una sorta di diario pubblico che prende a pretesto il tentativo del protagonista di smettere di fumare. Gipi si filma ogni giorno, dal momento in cui ha deciso di passare da quaranta sigarette a zero, accumulando riflessioni, battute fulminanti, gag e incontri con la madre e gli amici. Ogni serietà abbozzata è subito rinnegata da una risata, ogni distensione ironica cela al suo interno una violenta malinconia. «Ho voluto liberarmi dalle pressioni sorte dopo il mio primo film. Avevo bisogno di una libertà che mi facesse uscire da schemi e (auto) controlli - spiega - In fondo,sono un suicida abitato da un clown».
Un discorso a parte merita L’uomo doppio, diretto dall’artista e videomaker italo-svizzero Cosimo Terlizzi, presentato nella sezione Torinofilmlab. Il film, anch’esso decisamente apprezzato dal pubblico presente in sala, è caratterizzato da un taglio sperimentale, a metà tra la narrazione e il documentario. Il tema trainante, tra filosofia, scienza e arte, è quello dell’identità e del rapporto tra anima e corpo: che cos’è l’ego? E’ da distruggere o da conoscere? Due giovani innamorati partono alla volta dell’Europa per capire se stessi e la loro relazione. Nonostante l’importanza del tema e la modernità di un impianto linguistico anticonvenzionale, l’opera di Terlizzi non sembra però offrire un punto di vista convincente, andando a finire, al netto di qualche spunto interessante, in un coacervo poco chiaro di pretese scientifiche e filosofiche.

@il_trillo

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